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Tri60 Ambassador SA 03

Dalla Maratona all’IRONMAN 70.3, la sfida in “gazzoia” di Stefano

Lo avevamo lasciato due anni fa sulla finish line di Central Park. Aveva vinto la sua sfida, quella di rialzarsi dal divano dopo uno stop forzato.

Correre una maratona per Stefano era stato un reinventarsi. Non aveva mai praticato sport di endurance e una volta entrato in Tri60 si era posto un obiettivo. Una maratona, anzi LA maratona per eccellenza, NY.

Sappiamo come è andata a finire, “una delle emozioni umane e sportive più forti della mia vita. Emozioni che fino ad un anno fa potevo solo sognare”. Ecco cosa ci aveva detto Stefano.

E poi? Cosa è successo dopo? Due anni in cui non si è gareggiato, impianti chiusi per COVID. La tentazione di tornare sul divano era tanta e invece

“Dopo NY avevo bisogno di un nuovo stimolo. Correre 42 km era praticamente impensabile sei mesi prima, ma dopo la maratona ho pensato che i limiti sono quelli che uno ha nella testa, non nel fisico.

E la mia testa mi diceva che potevo provare una nuova sfida, guidata dalla nuova consapevolezza che l’endurance nel my lifestyle significa star bene.

In Tri60 ho conosciuto tanti triatleti, di ogni livello. Il triathlon mi aveva sempre incuriosito ma c’erano alcuni grossi ostacoli. In particolare il nuoto. Un conto è fare due bracciate al mare, altro nuotare per centinaia di metri. La bici non è un grosso ostacolo ma anche li parto davvero da zero.

Non mi pongo nessun obiettivo, se non quello di iniziare a provare, poi si vedrà. Iniziamo con il nuoto. Prendo lezioni con Simone Villanova in Tri60 che mi segue nella Endless Pool. All’inizio le mie gambe affondano, teniamo la velocità al minimo. La mia tecnica è approssimativa, mi rendo conto che ci sono tantissime cose su cui lavorare. Ma la pazienza e la perseveranza non mi mancano, anzi..

Inizio a migliorare molto velocemente, galleggio meglio, la bracciata è più fluida e meno meccanica. Certo che allenarsi nelle Endless è davvero una gran figata. Riesco a veder subito gli errori che Simone mi segnala e la correzione è immediata.

Sulla bici seguo i corsi di indoor cycling e inizio a prender confidenza con soglie di potenza e frequenza cardiaca. Abbino anche allenamenti funzionali che ho scoperto davvero utili soprattutto nella prevenzione degli infortuni.

L’inverno passa veloce e vedo grossi miglioramenti in tutte le discipline. Sono pronto per fissare una sfida. Un olimpico, sarebbe una bella distanza su cui debuttare.

Poi arriva il lockdown. Tri60 chiude,  tutte le gare vengono annullate. Che si fa?

Non si molla, in poco tempo Tri60 organizza il servizio di allenamento a distanza e riesco ad allenarmi a casa. Le piscine sono chiuse ne approfitto per fare potenziamento con i corsi specifici per il nuoto a secco.

Piano piano si riparte, a settembre 2020 ritorno ad allenarmi in Tri60 e mi iscrivo ad un 70.3. Quello di Jesolo. Sperando che non venga annullato.

Ho bisogno di una guida per allenarmi al meglio e Paolo Barbera mi imposta il programma di allenamento.

Arriva il secondo lock down. Si ritorna ad allenarsi a casa, devo mantenere la condizione e non voglio rinunciare a questa nuova sfida..

Quando a maggio si torna in Tri60 ci mettiamo a lavorare intensamente, la gara è a fine settembre non manca tanto.

Seguo la tabella di allenamenti che Paolo mi ha cucito addosso, arrivo nella settimana di scarico, la tensione inizia a farsi sentire.

E’ il mio primo triathlon, mi rendo conto che ci sono una marea di incognite. Come vestirsi, come nutrirsi, cosa fare..  E’ tutto completamente nuovo! Per fortuna Paolo mi da la check list che mi indica tutto quello che devo portare e anche dei consigli su come affrontare la gara; anche i clienti di Tri60 ormai amici mi supportano, ci scambiamo info e incoraggiamenti con Vasco T., Antonio S. è sempre con me in ogni giorno mi incita e mi segue come un figlio.

Ci siamo. Arrivo a Jesolo, ritiro pacco gara e poi porto la bici al check in. La notte prima è praticamente insonne, l’adrenalina inizia ad entrare in circolo.

La mattina sveglia presto, colazione e esco. Controllo le ultime cose poi infilo la muta. Si parte.

Nuotare in acque libere non è come nuotare al chiuso. Cerco di seguire gli altri, ogni tanto perdo la traiettoria ma l’obiettivo è uscire dall’acqua senza esser troppo stanco. Esco dall’acqua, sono insieme ad altri, la frazione per me più dura è alle spalle, tiro un sospiro e inquadro la zona cambio.

Via la muta, infilo casco, scarpe e occhiali e si va. 90 km di puro divertimento su un percorso piatto con tanti cavalcavia che spezzano il ritmo. Mangio e mi idrato come da indicazioni di Paolo, mi sento bene, so che non devo strafare, poi mi aspetta una mezza maratona, voglio correrla bene.

Eccomi di nuovo in zona cambio, infilo scarpe da corsa e via. So che i primi km saranno duri, quando provavo il combinato in allenamento all’inizio soffrivo un po’ e invece… Invece le gambe girano bene da subito, il rimo è molto buono, vorrei spingere ancora ma non vorrei bruciarmi.

Non sono uno sportivo di endurance di esperienza ma so bene che bisogna sapersi gestire e non esagerare. Inizia l’ultimo giro, gli ultimi 7 km, che mi voglio godere fino alla fine, più spingo e più vado e so bene che c’è un elicottero virtuale pieno di amici che mi segue e che gode vedendo i tempi e mi stimola seguendo la gara sul tracker dell’Ironman….

Vedo la finish line, vedo mia figlia Mavi sulla sabbia che mi lancia la volata in parallelo agli ultimi 400 metri, lei non molla un cm. col cartellone che mi ha preparato in mano, una goduria. Arrivo, un po’ incredulo non tanto per quello che ho fatto ma per come l’ho fatto.. E per le emozioni che mi stanno salendo e che non riesco a contenere.

Pensavo che la gioia di NY fosse irripetibile. Ma questa  volta è gioia all’ennesima potenza, anzi GAZZOIA, come si dice dalle mie parti.

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