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Dopo  oltre 40 anni passati a far sport posso candidamente ammettere che ho una carogna che  metà basta. Non agonismo, quella è una cosa normale, carogna allo stato puro. Quella che quando ti alleni vai a 100 e ti sembra di esser al limite, ma quando sei in gara  vai a 120 e nessuno, te compreso, si spiega come.

Beh forse una spiegazione c’è.

Quando ero bambino sognavo di diventare un campione in ogni sport che intraprendevo. Nel calcio ero davvero una sega, non arrivai neanche alla convocazione nella squadra dei pulcini. Nella pallavolo iniziavo sempre in panchina e quando non entravo rosicavo come un castoro. Poi mi son sfogato con lo sci, ma ormai troppo tardi per diventare il nuovo Tomba. Ecco, se accumuli carica agonistica e non la sfoghi per tanti anni questa si cronicizza e diventa carogna allo stato puro. Semplice.

Può restare dormiente per anni, mesi, poi ad un certo punto si sveglia.

Si sveglia nelle garette  di bici, corsa, triathlon, briscola chiamata, ping pong, qualsiasi cosa dove c’è competizione.

Quando Paolo Barbera mi parla del Fight Club eccola li, si sveglia all’improvviso..

Una sfida tutti contro tutti in bici, senza però il pericolo di qualche caduta.

Mi presento in Tri60 puntuale all’appuntamento. La gara inizia alle 18:30, alle 18:15 sono in sala bike a far girare le gambe.

Arriva Paolo, ci spiega le regole del fight club.

Il percorso lo conosco bene. E’ un giro che ho fatto tante volte. Una prima parte in pianura, due salite e poi un misto collinare.

Si parte. So che già dai primi minuti ci sarà già una bella bagarre e che il conto si presenterà alla prima salita. Parto forte, siamo un gruppetto di 5 ciclisti che arrivano praticamente compatti alla prima salita. Vedo i miei battiti, un po’ alti, devo contenermi un po’ per non scoppiare.

Vedo le facce degli altri, siamo tutti al gancio.

Prima salita. Cerco di allungare un po’ ma non riesco. Nessuno molla il colpo, spero che si sia il defribillatore a portata di mano.

Discesa, si continua a pestare con rapporti lunghi.

Arriva la seconda salita, più lunga ma più dolce della prima. Inizia la vera selezione, restiamo in due davanti, gli altri un po’ più distanti.

Inizia il misto, qui bisogna dare tutto quello che resta. Quando sei in una gara in esterno non vedi la faccia di chi ti sta davanti o dietro, nel fight club invece vedi quanto stanno tirando gli altri. E la cosa ti motiva ancora di più.

Mancano pochi metri, arriviamo. Sfiniti. Abbiamo dato il 120%, ancora non mi capacito di come ho potuto tenere per un’ora quella intensità.

Pacche sulle spalle, tutti contenti, quella contentezza di chi sa di aver battuto l’avversario più temuto, se stesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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